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PIANO PASTORALE DIOCESANO

Ai Reverendi Presbiteri, Diaconi, Religiosi/e
al Popolo Santo di Dio
della nostra diletta Chiesa calatina
salute e benedizione nel Signore


1. BENEDICIAMO IL SIGNORE


Benedetto il Signore che guida e sostiene il cammino della nostra Chiesa calatina: Egli è il Signore della storia e a Lui va la lode e la benedizione per i doni con cui arricchisce la nostra vita. L’attitudine al ringraziamento, ci ha ricordato il Santo Padre nella recente lettera per l’Anno dell’Eucaristia Mane nobiscun Domine, è impegno di tutta la Chiesa a dire il suo grazie a Dio in e per Gesù Cristo “per quanto abbiamo e siamo” (MND 26).


Benedetto il Signore che ci conduce a questo nuovo cammino, attraverso il quale desideriamo tradurre il desiderio di lavorare insieme nel campo di Dio, di rispondere insieme alla chiamata ad essere discepoli veri del Signore


Gesù, discepoli entusiasti della sequela, pronti ad andare dove il Signore conduce, a dare umilmente la nostra vita
per Lui, così come Cristo Gesù l’ha data per noi.


Una Chiesa di discepoli e di inviati; questo il desiderio che il Signore ha fatto sentire con forza al nostro cuore,
quello che noi vorremmo essere, ciò che vorremmo fare, anche attraverso il nostro
progetto pastorale
, che traduce
nell’oggi della nostra storia le indicazioni del Santo Padre (
cfr Novo Millennio Ineunte
) e dei Vescovi italiani (cfr Comunicare il vangelo in un mondo che cambia); è un progetto che trova nella santità la sua migliore e più naturale sintesi: santità radicata nella contemplazione del volto di Cristo, da cercare, da scoprire, da amare, da servire e da annunziare.
È questa la nostra originale maniera di affidarci a quanto lo Spirito dice alle nostre Chiese, rimettendoci costantemente sui sentieri della santità, rendendoci sempre più disponibili alla forza dello Spirito per andare sulle strade delle nostre città ad annunziare il vangelo del Signore.


Questa forte connotazione missionaria, che i Vescovi italiani richiedono ad ogni comunità parrocchiale anche con le nuove indicazioni contenute in Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia, ci convince della giustezza del cammino intrapreso, perché è proprio a partire da noi, da ciascuno di noi, e poi anche dalle nostre parrocchie, che è possibile percorrere la via del rinnovamento, la via di quell’auspicata conversione pastorale che sola può rinnovare le nostre comunità, il nostro abitare il territorio come fermento di Chiesa.


Il percorso individuato ci ha fatto muovere dal recuperare la centralità della parrocchia a partire dall’Eucaristia; nei due anni scorsi ci siamo coinvolti in una sensibilizzazione attenta delle nostre comunità a riappropriarsi del proprio essere Chiesa espressa dalla e nella esperienza parrocchiale, a riconsiderare la forza del suo radicamento nel territorio e quindi la sua vocazione ad essere quell’autentica realizzazione di Chiesa tra le case della gente, fontana del villaggio dove tutti hanno diritto a saziare la propria sete. E ciò a partire dall’Eucaristia, dalla celebrazione del Giorno del Signore, dal dono della Domenica, con tutte le gioiose implicanze delineate nelle tracce pastorali dello scorso anno. Tale dimensione viene ora a dilatarsi attraverso le indicazioni del Santo Padre a celebrare uno speciale Anno Eucaristico, che vedrà la Chiesa particolarmente impegnata a vivere il mistero della Santa Eucaristia.


Siamo chiamati ora a fare un passo avanti, siamo chiamati a far convergere le nostre attenzioni pastorali sulla realtà dei nostri giovani; avremo cuore ed occhi per prestare attenzione e amore ai giovani, ponendoci la domanda e cercando la risposta di come annunziare loro il vangelo del Signore Gesù, di come le nostre comunità possano e debbano farsi accoglienti nei loro confronti, non solo perché anche ai giovani giunga la buona notizia ma perché anche loro si aprano alla vita nuova donataci dal Signore Gesù. È questo un impegno che i Vescovi Italiani affidano e raccomandano alla responsabilità di tutta la comunità cristiana (AVMC 51).


Le nostre parrocchie - sono esse il soggetto attivo che pienamente deve coinvolgersi in questa direttrice pastorale - devono perciò diventare autentici laboratori della fede, luoghi di attenta educazione vocazionale (cfr AVMC 51). Non di tratta di restringere l’obiettivo della vita parrocchiale alla pastorale giovanile; in questi due anni tutta la comunità dovrà mettersi di fronte al dovere di comunicare il vangelo alle giovani generazioni, sentendone le urgenze, leggendone i bisogni, relazionandosi col mondo e con le esperienze dei giovani. Ciò svecchierà tante nostre abitudini, ci aiuterà a condividere il nuovo, che è dono di Dio, ci aiuterà ad inoltrarci su terreni e su cammini in cui imparare a tradurre il vangelo e l’amore di Dio.


Questo percorso pastorale è cammino per tutti noi, per ciascuno, per tutte le nostre istituzioni ecclesiali, per tutte le nostre Comunità, Gruppi, Movimenti, Aggregazioni; un cammino per tutti, un cammino su cui lo Spirito vuole condurci perché diventiamo santi, perché ci facciamo veramente discepoli, perché viviamo la missione nell’oggi. Non c’è infatti autentico discepolato che non si esprima nella missione, nella gioia di annunziare il vangelo, la perla preziosa della nostra vita.


2. LO SGUARDO DI GESÙ


La comunità cristiana calatina deve maturare la stessa capacità del suo Signore nel saper guardare il mondo e la storia, gli uomini e i giovani in particolare. Il santo vangelo ci mette in cuore la gioia di questo sguardo di Gesù sopra di noi, indipendentemente dall’età e dalle scelte di vita; il Signore passa nella nostra vita, si ferma accanto a noi, pone sopra di noi le sue attenzioni, ci guarda e ci ama (cfr Mc 10,21). Lo sguardo di Gesù è lo sguardo di Dio, lo stesso sguardo con cui il Padre ci manifesta il suo amore; anzi, il Cristo Signore è venuto tra noi, si è fatto uomo come noi, ha camminato sulle nostre strade proprio per portarci questo sguardo di benevolenza di Dio, per manifestarci il progetto di Dio, che ci vuole suoi figli: Egli ci ama e ci guarda con amore.


É questo sguardo che rende credibile la voce e l’invito di Gesù: “vieni e seguimi”; solamente chi si lascia affascinare da questo sguardo saprà rispondere alla chiamata del Signore, saprà rispondere all’amore di Dio. Ogni cristiano, ad ogni età, è chiamato a rispondere alla chiamata del Signore; questo ci fa discepoli, uomini e donne in cammino dietro Gesù, sulle sue orme; uomini e donne affascinati dall’amore di Dio, desiderosi d’imparare ad amare e a vivere, riscattando la loro vita dal non senso proprio per il fatto di aver trovato in Gesù l’unica cosa necessaria: uno sguardo che dice l’amore di Dio, cioè un amore grande, totale, pieno. Chi si fa discepolo, radicando la sua vita nel vangelo, scopre che la sua esistenza diventa vangelo, scopre che può guardare il mondo e gli uomini con lo stesso sguardo di Cristo, con lo stesso sguardo di Dio.


In quest’anno pastorale e nel prossimo siamo invitati a guardare i nostri giovani con lo sguardo di Dio, ad amarli per trasmettere loro la fede, la nostra esperienza di Cristo, la nostra esperienza di Chiesa, e non solo il nostro catechismo e la nostra dottrina su Dio e su Cristo. È questa un’urgenza non più dilazionabile; il mondo dei giovani attende la semina del vangelo, ed è responsabilità della Chiesa trasmettere alle nuove generazioni l’annunzio salvifico della vita nuova in Cristo. Per questo ci è necessario sentire lo sguardo di Dio nella nostra vita, per questo è da rivitalizzare il nostro essere discepoli per imparare a guardare il mondo e le persone che lo abitano con lo sguardo di Gesù.


3. FISSATOLO, LO AMÒ


È Marco che ci racconta dell’incontro di Gesù con un giovane che, desiderando implicarsi in una relazione forse nuova con Dio, chiede cosa deve fare per avere la vita. Gesù, prima ancora di parlare, racconta l’evangelista, esprime il suo cuore con un gesto: “fissatolo, lo amò”. Fissatolo: Marco usa questo verbo per dire l’intensità dello sguardo del Signore Gesù, il suo vedere con particolare attenzione; lo sguardo di Gesù è un mezzo straordinariamente efficace per provocare una risposta personale nei suoi incontri con le persone.


Assieme a questo sguardo intenso, il vangelo registra un altro atteggiamento forte di Gesù, sottolineato da un altro verbo: lo amò. È lo stesso verbo usato da Marco nel contesto del brano, a proposito del comandamento dell’amore; il verbo esprime la dimensione più profonda e matura nel rapporto d’amore, inteso proprio come agape, quando l’atteggiamento di donazione diventa più puro e stabile, al di là di ogni calcolo o tornaconto. È il verbo che dice in modo perfetto il rapporto di Dio verso l’uomo e quello che il discepolo impara ad avere nei confronti di Dio - da amare con tutte le sue forze e con la totalità della sua anima - e verso i propri fratelli - da amare gratuitamente fino al dono di sé - come ha fatto Cristo.


Accogliendo il calore di questo sguardo/amore di Cristo nella nostra vita, ci accorgiamo di come tale sguardo deve caratterizzare il nostro vivere da discepoli del Signore: attraverso il nostro sguardo deve arrivare ai fratelli l’annunzio gioioso dell’amore di Dio Padre. Questo il senso della missione cristiana, il compito dell’evangelizzazione.


4. DA PROBLEMI A RISORSE


La trasmissione della vita è stata legata da Dio Creatore inscindibilmente alla capacità di amare, alla capacità di donarsi; si comunica la vita e si crescono i figli esclusivamente nell’amore. Così avviene anche nella trasmissione della fede: anch’essa è un fatto di amore; le nuove generazioni si educano alla fede e al vangelo nell’amore. Bisogna perciò che le nostre comunità e ciascuno di noi assumiamo nei confronti del mondo giovanile un nuovo e accogliente atteggiamento perché attraverso di noi potrà arrivare loro l’amore del Padre e con esso la gioia di conoscere il volto di Cristo, di amarlo e di seguirlo.


L’obiettivo del nostro cammino pastorale in questo anno vuole farci sentire la gioia di questo sguardo nella nostra vita, e vuole anche aiutarci ad imparare a guardare gli uomini e i giovani con gli occhi di Dio. Essi sono il nostro futuro, il futuro della nostra Chiesa, delle nostre comunità. “Cristo li attende”, ci ricorda il ministero intenso di Giovanni Paolo II a proposito del mondo giovanile: “i giovani non cessano di porre domande a Cristo; se sapranno seguire il cammino che egli indica avranno la gioia di recare il proprio contribuito alla Sua presenza anche in questo secolo”. Il compito affidato loro dal Santo Padre nella scorsa Giornata Mondiale della Gioventù - Siate/fatevi sentinelle del mattino - ci induce a guardare ai giovani come ad un dono speciale dello Spirito di Dio.


È perciò necessario che le nostre comunità parrocchiali e noi stessi ripensiamo il rapporto con i giovani: da problema essi vanno scoperti come risorsa (cfr VMPMC 9). Se i giovani, come gli adulti, necessitano di cammini di educazione alla fede - le nostre comunità non possono estraniarsi da questo compito – è altrettanto necessario che ritroviamo la voglia, il desiderio, l’amore di farci compagni di strada dei nostri giovani, di non lasciarli soli nel cammino della vita, soli nelle loro pur legittime fughe, nelle loro fragilità; è necessario riappropriarci del nostro impegno educativo, della voglia di camminare assieme ai nostri figli. Ciò inevitabilmente metterà in crisi i nostri cammini, le nostre sicurezze, i nostri linguaggi e le nostre abitudini; ci farà scoprire la voglia di camminare ancora, di immergerci nella vita, di crescere, di non rassegnarci ai nostri limiti, di vivere, di farci giovani perché fiduciosi e pronti ad accogliere le novità di Dio che allieta la nostra giovinezza.


5. UN SUSSULTO DI ENTUSIASMO


Il presente ci chiede un sussulto di entusiasmo e un rinnovato impegno pastorale per la trasmissione della fede. Una comunità cristiana che si misura con il dovere dell’annunzio del vangelo ai giovani, avverte certamente e vive questo sussulto, anche come opportunità per radicare la propria vita nel vangelo, per annunziare e testimoniare la gioia dell’incontro con Cristo, poiché solo questo rende credibile l’annunzio.


Camminando con i giovani da compagni, da amici, da fratelli scopriremo le loro ricchezze, quelle ricchezze che essi per primi desiderano condividere e che per noi sono anche segno della presenza di Dio. Le nostre parrocchie potranno così farsi casa accogliente per i giovani, autentici laboratori della fede, luoghi di attenta educazione vocazionale per non deludere la loro sete di autenticità; questo i documenti attuali della Chiesa Italiana chiedono alla nostra pastorale, questo ci chiede lo Spirito di Dio. L’Ufficio Diocesano per la pastorale dei giovani si sta attivando per promuovere in questo anno una lettura attenta e puntuale del nostro mondo giovanile; bisogna perciò che tutte le comunità si mettano in ascolto, in dialogo, in ricerca delle vie, delle occasioni, delle opportunità per risvegliare la passione per i giovani, passione che ha sempre caratterizzato la vita delle nostre parrocchie perché diventino veramente, e non solo per i giovani, luoghi di crescita nella fede, con la celebrazione dei Sacramenti, la relazione viva con la Parola, la realizzazione della comunione e della carità.


6. LO STILE DELLA NOSTRA AZIONE PASTORALE


Questi orientamenti sono da tradursi in modalità e con strumenti concreti di attuazione all’interno di ogni comunità parrocchiale, di ogni nostra istituzione ecclesiale, così che si possano fare quei passi necessari e utili perché i propositi, i convincimenti, le idee diventino mete operative, diventino passi concreti, iniziative, stimoli, percorsi, proposte per vivere con i giovani l’avventura della fedeltà alla sequela del Cristo e alla missione.


Le nostre comunità potranno attivare il loro impegno se, anche attraverso la riflessione, si impegneranno a perseguire queste quattro mete che determinano lo stile dell’azione pastorale nei confronti delle giovani generazioni e non solo.


A. UNA COMUNITÀ CHE CAMMINA CON I GIOVANI


È lo stile di Gesù che sulla via di Emmaus incontra due viandanti delusi e che si fa loro compagno di viaggio (cfr Lc 24,15): la compagnia parte dall’accoglienza e si fa accompagnamento, si fa solidarietà. Ciascuno nella comunità deve farsi accogliente, deve offrire ai giovani strumenti per interpretare la vita alla luce della presenza di Dio e della Sua parola, accompagnandoli nel cammino della vita e della fede, facendosi loro vicini. Una pastorale giovanile pensata nella linea della compagnia e della solidarietà coinvolge necessariamente tutta la comunità: persone, luoghi, mezzi, progetti. Così la comunità parrocchiale diventerà luogo di esperienza di fede e di lettura puntuale e appassionata del mondo giovanile, senza rifiuti e senza ghettizzazioni.


B. UNA COMUNITÀ CHE ANNUNZIA GESÙ CRISTO


Cristo Gesù è il cuore dell’esperienza cristiana; vivendo di Lui, attraverso una fede adulta e pensata, la comunità deve suscitare nei giovani il desiderio di conoscere, di incontrare il Signore, risvegliando nel loro cuore la domanda: “Maestro dove abiti?” (Gv 1,38). L’incontro con Gesù è il gesto vitale che fa della fede non un evento emotivo, né un’arida formula dottrinale, ma l’incontro con una persona, una persona che salva, che dà senso e futuro alla vita. L’annunzio del vangelo va accompagnato con l’offerta di spazi di silenzio perché si scopra l’essenziale, con la chiarezza anche intellettuale dell’annunzio, con l’educazione alla preghiera e alla liturgia, con la trasmissione evangelica della passione per i poveri e per la comunione, per il servizio ai fratelli. Annunzio e catechesi devono sapersi fare anche cultura per incarnare nella quotidianità la forza del perdono e del servizio, la cultura del dono e della vita, l’esperienza della resurrezione, la scoperta del volto di Cristo. Le nostre comunità sono così chiamate al coraggio di dichiarare la loro fede, a dire ai giovani il cammino fatto, a proporre la loro memoria viva; si presenteranno allora come un luogo di fede, uno spazio di incontro tra Dio e l’uomo, una palestra che aiuta a capire le domande e a lanciarle oltre le piccole risposte comode di un vangelo ridotto a tradizione o a riferimento estraneo alla vita e alla quotidianità.


C. UNA COMUNITÀ CHE SIA LUOGO EDUCATIVO


Offrirsi come spazio e luogo di crescita nella fede significa cogliersi come comunità educativa, a partire proprio dalla dimensione comunitaria della parrocchia, dalle relazioni vive e armoniche delle diverse vocazioni e ministeri che in essa vivono e crescono, delle diverse accentuazioni di spiritualità; il tutto unificato nelle esigenze vive dell’unità. Ciò comporta attenzione all’unità dei percorsi educativi dei fanciulli, dei ragazzi, degli adolescenti, dei giovani, della famiglia; la capacità di offrire cammini di fede definiti e raticabili, fatti di esperienze e di riflessione, di preghiera e di vita comunitaria; significherà accogliere e vivificare le mediazioni educative di Associazioni, Movimenti, Spiritualità, tese a rinvigorire la testimonianza di fede e la crescita della comunità. La proposta della fede non potrà fare a meno di rilevare nella pastorale dei giovani la radicalità delle scelte, la spiritualità del quotidiano come luogo in cui incarnare la forza rinnovatrice e rivoluzionaria del vangelo, la necessità della decisione per le grandi scelte della vita. La parrocchia viene di solito percepita dai giovani più con il suo volto di struttura che come manifestazione del volto di Cristo; essa deve perciò verificare la sua disponibilità ad incrociare la vita del giovane, camminare con lui lungo i sentieri del tempo libero, della socializzazione, della scuola, del lavoro, ma soprattutto della fede perché riveli la sua vera identità. Non più dunque solo un luogo fisico di aggregazione, ma un ambiente che accolga con amore i suoi figli vicini e lontani; una comunità che celebri in maniera significativa, manifestando il volto di Cristo nella liturgia; una comunità che sia scuola di preghiera, che accolga i giovani dando spazio anche alla loro creatività; una comunità in cui le famiglie siano protagoniste; una comunità adulta che guidi i giovani, che li ascolti, che si lasci interpellare dalle loro esigenze, che non giudichi; una comunità che viva la corresponsabilità, la partecipazione, dando spazio alle energie e alle possibilità dei giovani.


D. UNA COMUNITÀ SBILANCIATA SULLA MISSIONE


Sbilanciarsi sulla missione porta le nostre comunità parrocchiali ad essere e a muoversi là dove i giovani si muovono, attenzionando la scuola, il mondo del lavoro, il tempo libero, l’impegno sociale e le marginalità, la mondialità…; sono questi i luoghi che la parrocchia deve abitare per incontrare i giovani. Missionarietà verso i giovani vuol dire entrare nei loro mondi, frequentando i loro linguaggi, rendendo missionari gli stessi giovani, con la fermezza della verità e il coraggio dell’integralità della proposta evangelica” (VMPMC 9). Una comunità parrocchiale missionaria deve uscire dai propri confini - spaziali e mentali - per pensare una pastorale giovanile che si dispieghi anche al di là degli spazi abituali dell’agire ecclesiale, una pastorale che coniughi insieme spiritualità e missionarietà; solo così potrà educare, toccando nel profondo quanto essa veramente incide nella formazione autentica della persona. Missionarietà è anche portare il messaggio di sempre con parole che rientrano nel patrimonio comune dei giovani, con il coraggio di indicare con la vita e con le parole un’alternativa all’esistenza mondana; missionarietà è offrire a tutti, indistintamente, la possibilità di accedere alla fede, di crescere in essa e di testimoniarla nelle normali condizioni di vita.


così vivendo la parrocchia si farà prossima ai giovani, realizzando pienamente la prossimità e riscoprendo come parrocchia anche ciò che sta al di fuori di essa: piazze, strade, campi di giuoco, case…


7. LABORATORI DI FEDE


Come concretizzare questi orientamenti che sfidano la nostra pastorale ordinaria? Ci viene suggerito di trasformare le nostre comunità parrocchiali in laboratori di fede in cui i giovani crescano, si irrobustiscano nella vita spirituale, per divenire essi stessi capaci di trasmettere la buona notizia del Signore. Perché ciò possa realizzarsi occorre insistere su alcune priorità.


Con opportune iniziative, ma più ancora con la vita di tutta la comunità, bisogna iniziare i nostri giovani “al gusto per la preghiera e per la liturgia, alla vita interiore, alla capacità di leggere il mondo attraverso la riflessione e il dialogo con ogni persona che incontrano, incominciando dai membri delle comunità cristiane… Si tratta di trasmettere alle nuove generazioni con grande responsabilità l’amore per la vita interiore, per l’ascolto perseverante della parola di Dio, per l’assiduità con il Signore nella preghiera, per una ordinata vita sacramentale nutrita di Eucaristia e Riconciliazione, per la capacità di lavorare su se stessi attraverso l’arte della lotta spirituale… l’amore per tutto ciò che è umano - la storia, le tradizioni culturali, religiose e artistiche del passato e del presente” (CVMC 51).


In questi laboratori della fede si potrà proporre ai giovani una visione integrale e gioiosa di Gesù Cristo, così da rispondere al loro anelito profondo, nonostante possibili ambiguità, verso quei valori autentici che hanno in Cristo la loro pienezza.


Siamo consapevoli che tra i nostri ragazzi, tra i nostri giovani ce ne sono alcuni che hanno consumato un distacco netto dalla fede, altri, pur battezzati, per i quali il sacramento è restato senza risposta, vivendo di fatto lontani dalla Chiesa, su una soglia mai oltrepassata. Per loro la fede non va ripresa, va rifondata; il dono sacramentale va riproposto nel suo significato e nelle sue conseguenze. Ancora di più sono i giovani battezzati la cui fede è rimasta allo stadio della prima formazione cristiana; una fede mai rinnegata, mai del tutto dimenticata, ma in qualche modo sospesa, rinviata. Anche per costoro solo da un rinnovato annuncio può partire un cammino d’incontro con Cristo e d’inserimento nella vita ecclesiale. Seguendo i percorsi delle tre Note pastorali sull’iniziazione cristiana della CEI potremo introdurre nelle nostre parrocchie una più sicura prassi per recuperare queste persone alla vita della fede e della comunità; è tempo ormai di avviare la nostra pastorale su queste scelte.


I nostri giovani crescono, i nostri figli diventano grandi, diventano adulti con noi o senza di noi; essi chiedono aiuto, vicinanza, comprensione, accoglienza. Sapremo rispondere responsabilmente alle loro attese e al nostro compito? I giovani sono il nostro futuro, sono anche la profezia di Dio nella nostra vita e nella nostra storia di persone, di famiglie, di Chiesa.


Bisognerà dare concretezza al nostro desiderio di amarli e di educarli, interrogandoci sempre su come guardare e amare i nostri giovani: è importante tenere sempre viva tale domanda per metterci sulla strada alla ricerca dei nostri giovani, per non smarrirli, per stare con loro, per ascoltarli, capirli, amarli.


Da questo orizzonte abitato dalle nostre comunità, esplorato dalla nostra passione e dalla nostra speranza, nascerà la gioia di fare qualcosa per i nostri giovani, la gioia di donarci ad essi, magari con la nostra povera fede, con il nostro povero amore; e da ciò impareremo anche a vivere aprendoci al nuovo, superando schemi e confini, abitudini ed usanze, abitando altri orizzonti, quali quello della meraviglia, del futuro, della vita.


8. INDICAZIONI PER PARTIRE


Di fronte allo scoraggiamento che nasce spontaneo per quanto c’è da fare e per le difficoltà da affrontare, bisogna che in questi due anni (2004/05 - 2005/06) ogni comunità affronti il problema di come annunziare il vangelo ai propri giovani, convincendosi che è prioritario investire in questa direzione risorse, collaborazione, credito e speranze. In modo particolare per il raggiungimento/avvicinamento al nostro obiettivo pastorale, questo primo anno (2004/05) deve servirci per scoprire motivazioni e per stabilire punti di riferimento concreto, per orientare la vita delle nostre parrocchie al bisogno/dovere di educare i giovani alla fede. Sentire la voglia e il desiderio di scommettersi, di misurarsi con il mondo dei giovani è già un grande dono di Dio, un dono da non sottovalutare.


Per dare concretezza a queste indicazioni pastorali, mi sembra utile segnalare alcuni punti fermi, alcune iniziative concrete che possano efficacemente avviare in questo anno il percorso pastorale delle nostre comunità verso l’obiettivo propostoci.


I. Tutta la comunità cristiana, a livello diocesano e parrocchiale, si coinvolga nell’educazione alla fede dei giovani: la comunità ecclesiale è il soggetto di tale impegno, che deve coinvolgere tutta la sua pastorale così da prendersene pienamente carico. Ciò implica uno sforzo comune per comprendere il mondo giovanile, una progettualità sinergica con le realtà ecclesiali da coinvolgere in un disegno unitario (parrocchie, settori, persone, associazioni, carismi…); esige apertura e dialogo con le agenzie educative del territorio. Ogni parrocchia nel Consiglio Pastorale faccia una lettura attenta del mondo giovanile presente nel proprio territorio, rilevando la mobilità dei giovani per individuare i territori reali dove essi vivono. È necessario a questo scopo un minimo di strutturazione, sia a livello di Ufficio diocesano (suo rinvigorimento con la creazione della Consulta diocesana dei Giovani), sia a livello Zonale (rafforzamento della Segreteria dei Giovani, dove già esiste, o sua creazione dove ancora non è stata pensata, per mettere insieme le forze delle diverse comunità parrocchiali). I Consigli Pastorali Parrocchiali si coinvolgano pienamente nello studio e nella ricerca di proposte per la realizzazione dell’obiettivo (si può pensare ad una Commissione del CPP che attenzioni costantemente le problematiche dei giovani nella vita della parrocchia e della città).


II. Le nostre comunità parrocchiali scoprano i giovani come una risorsa, un dono, un potenziale di crescita.


Ciò porta a manifestare loro stima, fiducia e credito, consapevoli che essi sono portatori di novità e di profezia per il futuro della Chiesa e del mondo, che hanno veramente la capacità di cambiare il mondo e il volto delle nostre comunità. La pastorale non solo è per loro, va fatta con loro e assieme a loro verso tutta la realtà giovanile, rendendo i giovani protagonisti della vita della comunità parrocchiale, al di là di limiti e problemi. Ci si sforzi di inserire i giovani attivamente negli organismi parrocchiali di partecipazione e con loro si studi come portare avanti l’evangelizzazione con la ministerialità che li caratterizza. Meta di questa azione pastorale non potrà essere che la trasmissione di una fede viva e coinvolgente in Gesù Cristo. Bisogna privilegiare proposte di itinerari di fede che siano capaci di condurre i giovani all’incontro con Cristo, aiutandoli ad incontrare Gesù, a camminare dietro a Lui, a mettere la propria vita nelle Sue mani.


III. La comunità parrocchiale si apra ai giovani, ai loro tempi e ai loro modi di vivere e di spostarsi, ai loro linguaggi e alle loro necessità; apra i suoi spazi per offrire luoghi di socializzazione, di condivisone, d’incontro, di festa, di celebrazione della vita e della fede. Ci si adoperi per l’evangelizzazione di tutta la realtà giovanile, di tutti gli spazi dove i giovani vivono, anche quelli del tempo libero, imparando a ridire il vangelo nelle loro modalità, in dialogo con loro e con i loro mondi. La comunità parrocchiale esprima la vita di fede anche attraverso relazioni significative, così da proporre l’esperienza parrocchiale come offerta d’identità, possibilità di condividere la fede e una vita relazionale di qualità, puntando sulle relazioni come elemento cardine: le persone infatti sono la nostra risorsa più importante.


IV. Nessuna parrocchia si senta autosufficiente ma ricerchi la collaborazione di quelle realtà (parrocchia vicina, uffici diocesani, agenzie educative del territorio, altri soggetti educativi) per mettersi realmente in rete nel territorio per una integrazione progettuale, così da evangelizzare per come è suo specifico mandato.


V. La parrocchia assuma e si comprenda nell’ottica di una progettualità centrata sulla missione, ricercando una migliore e proficua collaborazione con Associazioni, Movimenti, Congregazioni Religiose e quant’altro sul territorio esprime l’appartenenza all’esperienza ecclesiale. Ciò comporta che l’azione pastorale della parrocchia esca fuori dal proprio ambiente abituale, superi i confini consueti per esplorare anche i luoghi più impensati dove i giovani vivono, si ritrovano, danno espressione alla propria originalità, dicono le loro attese e formulano i loro sogni. Una parrocchia più missionaria significa impegno a diventare più accogliente al proprio interno e maggiormente proiettata ad intessere relazioni con i giovani che non vengono più, che non frequentano la comunità ecclesiale e che si riuniscono sulle strade e nelle piazze, esposti a rischi e pericoli; significa impegno a divenire più comunitaria, parrocchia in cui si vive la comunione e la corresponsabilità, dove tutti sono valorizzati per ciò che sono e possono donare.


VI. Ogni Zona Pastorale abbia un incaricato (presbitero, religioso/religiosa, una giovane coppia, un laico) che coordini le attività pastorali rivolte ai giovani e ai ragazzi, che corrisponda a questi requisiti:




  • sia riconosciuto come tale dal parroco/parroci e dalla comunità


  • abbia un reale contatto con i giovani del territorio


  • mantenga un contatto vivo con la pastorale giovanile della diocesi


  • abbia reali possibilità di investire tempo ed energie nella pastorale dei giovani.

VII. La pastorale giovanile esige persone che si dedicano ad essa; se la cura dei giovani è una priorità pastorale, bisognerà investimenti risorse umane ed economiche per preparare figure capaci di stare con i giovani, conoscitori e testimoni della fede. La parrocchia valorizzi gli stessi giovani della comunità nell’impegno al servizio del territorio, investendo di più sulla pastorale d’ambiente. Si individui nella comunità qualche giovane disposto a lasciarsi formare, partecipando ai Corsi offerti dalla pastorale diocesana presso il Centro Giovanile della Città dei ragazzi o in altre attività di formazione. Si ponga attenzione alla formazione di figure educative, non più concepite in chiave di delega ma come espressione di accompagnamento personale offerto dalla comunità ad ogni giovane che lo desideri; si apra un dialogo costruttivo con coloro che in qualche modo influiscono sulla cultura dei giovani (allenatori, insegnanti, uomini di spettacolo, gestori dei luoghi di divertimento...); sono uomini con i quali è possibile condividere la preoccupazione educativa delle nuove generazioni.


VIII. In particolare in quest’anno dedicato all’Eucaristia, si promuovano tempi di preghiera, di adorazione eucaristica per i giovani, Scuole di preghiera dove si possa imparare ad ascoltare e colloquiare con il Signore, Scuole di ascolto della Parola di Dio. Si curi in particolare la celebrazione dell’Eucaristia, “centro vitale intorno a cui desidero che i giovani si raccolgano per alimentare la loro fede e il loro entusiasmo”, per come scrive Giovanni Paolo II (MND 4). L’Eucaristia domenicale abbia un volto e uno stile giovane, sia espressione della vita e del linguaggio dei giovani, sia celebrazione dove i giovani possano esprimere la loro fede e la loro gioia di stare insieme al Signore Gesù, da fratelli ed amici.


9. DALLA PARTE DEI GIOVANI


La questione di fondo, la sfida per i nostri giorni rimane quella della comunicazione del vangelo, quella di educare i nostri giovani alla fede.


Se ben accolti e interpretati, proprio perché talento, risorsa, profezia, essi sono capaci di trasformare il volto delle nostre parrocchie secondo le misteriose indicazioni che lo Spirito semina nella loro vita. La comunità cristiana deve allora sbilanciarsi dalla parte dei giovani, sentirsi orgogliosa di essi, investire il massimo di energie per il loro futuro, guardare loro con occhio benevolo, stimolarli sempre alla ripresa. Questo è vero per le parrocchie, per la diocesi, per la scuola, per il dialogo in famiglia, per le associazioni, per la società in genere.


Quando la Chiesa si rivolge con fiducia al mondo dei giovani, si mette in ascolto delle loro attese, accetta di parlarne i linguaggi, propone con coraggio la pienezza della verità, scommette su di loro con proposte esigenti, dà loro spazi autentici di protagonismo, allora essa sarà capace di suscitare un incontro vitale, fresco tra i giovani e Cristo; allora sarà capace di confidare nelle nuove generazioni offrendo loro opportunità positive perché incontrino Cristo e lo seguano generosamente: questo il nostro desiderio, questo il nostro impegno.


Investite, dunque, carissimi sacerdoti e pastori delle comunità, genitori, operatori pastorali, catechisti, e voi stessi amatissimi giovani, investite le vostre valide energie pastorali a favore della gioventù, promuovendo luoghi di aggregazione dove i giovani, dopo aver ricevuto la prima iniziazione cristiana, possano sviluppare in un gioioso clima comunitario i valori autentici della vita umana e cristiana.
Ve lo ripeto con la forza e con la passione apostolica che deve caratterizzare la voce del Vescovo: amate i giovani, cercateli, incontrateli, apritevi al loro mondo, lasciatevi sfidare dalle loro attese e dai loro desideri; troverete lo slancio non solo per dire il vangelo ma per fare più autentico il vostro essere discepoli del Signore.


Siamo tutti coscienti dello sforzo che ci aspetta per incrociare il territorio dei giovani: gli ambienti reali in cui essi vivono ogni giorno, ma anche gli ambienti d’anima: la strada, lo stadio, la discoteca, e quanto costituisce un riferimento per il loro mondo. Le nostre comunità parrocchiali abbiano la forza di proporsi come un luogo dello spirito, ambienti in cui la fede diventa esperienza ed acquista significatività per l’esistenza.


Abbiamo grande fiducia nella grazia di Dio; Egli compie grandi cose anche attraverso la carica profetica, l’adesione entusiasta, generosa e gioiosa dei giovani.


L’icona di Gesù giovane profeta nella sua Nazaret è il prototipo di questa totale compromissione alla volontà del Padre, di amore forte e di passione per i fratelli; Egli radicalmente, senza compromessi ha giocato la sua esistenza per vivere il sogno di Dio, per proporre un modello di vita pienamente umana e pienamente orientata a Dio, una vita libera e liberante nella forza dell’amore, del dono di sé, a qualunque costo, a qualunque prezzo. Il suo vangelo risente ancora del profumo e della forza di queste scelte, ha ancora il sapore pieno di questa vita vissuta in pienezza nell’amore.


La stessa Vergine Maria non è la giovane donna che offre se stessa con responsabile consapevolezza e gioia al progetto di Dio per dare vita, per dare la sua carne al Figlio di Dio nostro Salvatore? Ella ha cantato con il suo cuore giovane l’immensità del mistero di Dio fedele per le grandi cose operate in lei; la giovane Maria sa cantare le meraviglie di Dio, sa intuire con spirito profetico le Sue vie, sa correre incontro ai bisogni degli altri: la sua visita porta la gioia della presenza di Cristo, provoca danza ed esultanza, riconoscimento profetico dell’opera di Dio e lode. Ella è anche la missionaria che assieme alla presenza di Dio offre umilmente i suoi servizi di carità a coloro che ne avevano bisogno.


A Lei e al suo materno affetto ci affidiamo in questo compito di educare i nostri giovani alla fede e alla sequela di Suo figlio Gesù; ci dia sguardo limpido e generoso per vedere, coraggio per fare, gioia per contemplare, umiltà per intuire i bisogni e per servire.Con Maria mettiamoci in viaggio per portare la gioia del vangelo, l’invito alla festa per le nozze del Figlio del Re, Gesù benedetto, il nostro Salvatore.


Nella gioia del Magnificat, di cuore vi benedico. Caltagirone, domenica 10 ottobre 2004
XXVIII Domenica Tempo Ordinario
Inizio
Anno dell’Eucaristia



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